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16 marzo 2008

I cinque stadi

Elizabeth Kubler-Ross ha scoperto che le persone vicine a morire passavano attraverso certi stadi, che nell’ordine sono:

* negazione
* collera
* patteggiamento
* depressione
* accettazione

La prima fase è quella della negazione, del rifiuto. Le persone negano. Dicono: “Il laboratorio deve aver confuso le mie analisi con quelle di qualcun altro. Non è possibile che si tratti di me, non può succedere a me”. Ma questa difesa non regge a lungo. Allora si arrabbiano. Se la prendono con i medici, con le infermiere, con l’ospedale, con i parenti, se la prendono con Dio.

Quando si accorgono che la rabbia non li porta da nessuna parte, allora iniziano a patteggiare. Dicono: “Magari se ricomincio ad andare in chiesa e mi rimetto a pregare, il mio cancro se ne andrà”. Oppure: “Magari se mi comporto meglio con i figli, i miei reni miglioreranno”. E quando non vedono alcun risultato iniziano a rendersi conto che la musica è finita e che stanno davvero per morire. A questo punto inizia la depressione.

Se riescono a restare in questa condizione e fare quello che i terapeuti chiamano “l’elaborazione del lutto”, allora possono passare al quinto stadio, quello dell’accettazione. E’ uno stadio di grande calma spirituale e di tranquillità e persino di luce. Chi ha accettato la morte ha la luce dentro di sè. E’ come se fossero già morti e fossero risorti in un certo qual senso psicospirituale. E’ una cosa molto bella da vedere.

Tuttavia non è molto comune. La maggior parte della gente non muore in questa bella quinta fase dell’accettazione. Muore in preda al rifiuto, alla collera, al patteggiamento o alla depressione. Il motivo sta nel fatto che l’elaborazione del lutto, della depressione è così dolorosa e difficile che quando vi arrivano si ritraggono normalmente nel rifiuto, nella collera o nel patteggiamento.

Sebbene all’epoca la Kubler-Ross non l’avesse ravvisato, il lato più affascinante di questo discorso è che percorriamo esattamente questi stadi ogni volta che facciamo un avanzamento significativo nella nostra crescita psicologica o spirituale. Ogni volta che facciamo un passo da giganti nel deserto, ogni volta che conquistiamo una stazione significativa nel nostro cammino, passiamo attraverso il processo della negazione, della collera, del patteggiamento, della depressione e dell’accettazione.

Immaginiamo per esempio che ci sia una grave pecca nella mia personalità e che gli amici inizino a criticarmi quando essa si manifesta. Qual’è la mia prima reazione? Dico: “Devono essersi alzati col piede sbagliato stamattina”. Oppure: “Deve aver litigato con sua moglie. Quel che dice non c’entra affatto con me”. Negazione.

Se continuano a criticarmi allora dico: “Che diritto hanno di mettere il naso nei miei affari? Non sanno che cosa significhi essere nei miei panni. Perchè non si fanno gli affari loro?”. E magari esprimo loro le mie rimostranze. Rabbia.

Ma se mi amano abbastanza da continuare a criticarmi allora incomincio a pensare: “Accidenti, ultimamente non mi sono ancora congratulato con loro per il buon lavoro che stanno facendo”. E così vado in giro a distribuire pacche sulle spalle, sorrisi, sperando che questo chiuda loro la bocca. Patteggiamento.

Ma se mi amano davvero da continuare a criticarmi, arrivo a un punto in cui inizio a pensare: “E se avessero ragione loro? E’ possibile che il grande Scott Peck stia sbagliando?” Se la risposta è sì, allora arriva la depressione. Ma se riesco a sopportare questa idea deprimente - che forse sto sbagliando qualcosa - e inizio a chiedermi in che cosa possa consistere il mio sbaglio, se lo osservo, lo analizzo, lo isolo e lo identifico, allora posso impegnarmi a combatterlo e a eliminarlo, e a purificare me stesso. Una volta svolto - completato - il lavoro o elaborazione del lutto, ne uscirò come un uomo nuovo, un essere umano risorto, una persona migliore.

Further Along The Road Less Traveled, 1993. M. Scott Peck

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