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29 giugno 2006

Lettera aperta alla RIAA

Da un commento su punto-informatico



Nel 1790, il Congresso degli Stati Uniti, inaugurò le prime leggi sul Copyright in quel paese.
Tali leggi stabilivano che il Copyright su un'opera aveva una durata di *14 ANNI* eventualmente rinnovabili dall'autore (e SOLO dall'autore) al loro scadere per altri 14 anni. Se ciò non fosse avvenuto il suo lavoro, dopo 14 anni, sarebbe passato automaticamente in Pubblico Dominio.
Questa SAGGIA decisione aveva tre scopi fondamentali:
1) Permettere all'autore di vivere con i ricavi del suo lavoro
2) Permettere, dopo un ragionevole lasso di tempo, alla società di poter usufruire di tali opere e quindi di espandere la cultura a beneficio di tutti
3) Permettere alle opere che non interessavano più all'autore di passare nel pubblico dominio
Gli anni passarno e i furfanti, ossia coloro cui degli interessi dell'autore non interessava nulla ma bensì interessava poter lucrare sul suo lavoro (NON il *proprio* di lavoro, ma il lavoro altrui) a danno di tutta la società, lentamente e con leggi successive estorte con "regali" e promesse reciproche allungarono tali termini. Nel 1831 il limite massimo di 18 anni (14+14) fu portato a 42 anni, nel 1909 si portò i 14 anni iniziali senza rinnovo a 28 anni fissando un limite di 56 anni massimi... e poi... accadde una cosa strana...
Dal 1962, in soli 40 anni, il Congresso degli Stati Uniti rittoccò (sempre aumentandoli) questi limiti per ben 11 volte, inizialmente queste estensioni erano di 1 o 2 anni, ma nel 1976 il Congresso aumentò tale limite (per i copyright esistenti) a 90 anni. Nel 1976 inoltre fu abbandonata la necessità per l'autore di rinnovare il copyright portando quindi tutte le opere protette da copyright alla sua massima durata... che l'autore fosse vivo o morto non interessava più a nessuno né tantomeno la volontà dell'autore di rinnovare o far decadere il copyright. Dopo la Sonny Bono Act del 1998 tutti i lavori sotto copyright erano automaticamente estesi ad una durata di 95 anni.

Interessante, vero?

Ma se queste modifiche non vanno a beneficio dell'autore... allora a beneficio di chi vanno? Chi è che sta *rubando* sul lavoro degli autori? Chi è che sta *rubando* alla società il diritto alla cultura e allo sviluppo?

Nel 1973 più dell'85% degli autori non aveva rinnovato il proprio copyright ciò significa che nel 1973 la durata media di un copyright era di soli 32 anni circa. Negli ultimi 30 anni questo limite è dunque triplicato!

Ma ci sono molte altre differenze fra il vecchio e più giusto (per tutti) ordinamento del Copyright e quello nuovo, estorto con mazzette e regali ai politici.

Per esempio, nel vecchio ordinamento, l'autore aveva come unico diritto quello di *pubblicare* il proprio lavoro... cioè nessun'altro poteva pubblicare tale lavoro entro i limiti di durata del copyright stabiliti, ciò singifica che la violazione del copyright significava unicamente che qualcuno aveva *pubblicato* tale opera abusivamente. Non dava quindi per esempio il diritto all'autore di decidere come l'utente poteva usare tale opera. Inoltre tale ordinamento non considerava violazioni di copyright i così detti "lavori derivati" quindi non impediva a qualcuno che volesse tradurre tale opera oppure modificare tale opera per creare una nuova opera.

Quante cose sono cambiate in così pochi anni... chissà perché...

C'è anche un altro particolare... un'opera non era considerata "copyrightata" solo se apportava il simbolo che tutti conosciamo (c) oppure con la scritta "copyright", questo perché si sapeva che gran parte delle opere non richiedevano alcun copyright ed era quindi inutile creare problemi legali dove non esistevano... anche questo è cambiato e tutte le opere, di default, sono copyrightate alla nascita... inclusi i nostri quaderni delle elementari, inclusi i nostri disegni da bambini.

Facciamo un esempio: nel 1790, se facevo parte di quel 5% di autori che desideravano "copyrightare" il proprio lavoro ero libro di farlo e la legge mi avrebbe protetto da qualcuno che volesse pubblicare il mio libro e trarne profitto. Ma nessuno avrebbe avuto nulla da dire se un altro autore avesse preso il mio libro e lo avesse tradotto, o se qualcuno avesse basato un opera teatrale sul mio libro... in pratica io ero protetto e garantito per il *MIO LAVORO* e NON per il *LAVORO ALTRUI* anche se questo lavoro era basato sui miei testi e le mie idee. Tutte le attività con un minimo di creatività che implicavano l'uso di materiale "copyrightato" erano *permesse* e questo a beneficio di TUTTA LA SOCIETÀ che poteva quindi godere di molte opere che altrimenti non sarebbe mai stato possibile realizzare.

Oggi è tutto diverso.

Oggi l'autore originale è padrone anche di tutte le opere derivate, anche se lui non ha alzato un dito per realizzarle.

Ma lasciamo da parte un po' la storia... una storia certamente interessante in cui si vede come, in particolare negli ultimi anni, si sia commesso un grave furto. Un furto enorme. Un furto passato impunito. Un furto di cui nessuno ha mai parlato. Un furto di cui in TV non si è mai sentito nulla, il furto più grande che la storia possa ricordare e che, però, è passato sotto il silenzio di tutti... inosservato... incompreso. Il furto commesso ai danni di un'intera società, il furto della cultura di un popolo. Chissà chi ha commesso questo furto... chissà.

Torniamo dunque a noi dopo questa introduzione, cara RIAA. Torniamo dunque ai giorni nostri... alle vostre minacce... alle vostre telefonate a famiglie ignare chiedendo riscatti di migliaia di euro... alle vostre accuse che rendono la quasi totalità dei ragazzini e gran parte degli adulti dei "ladri" di fronte alla legge... al vergognoso spot che avete fatto umiliando dei ragazzini che non hanno mai fatto nulla di male per vostro univo tornaconto... quante menzogne in quello spot... quanta schifosa ipocrisia. Ricordati cara RIAA che i giovani che oggi accusi di essere "pirati", i giovani che oggi accusi di furto... sono gli adulti di domani. Ricordati cara RIAA che il bambino che vuoi mettere in gabbia oggi domani salirà al governo. Ricordati cara RIAA che la pacchia non dura per sempre... tu credi di essere furba oggi, cara RIAA, ma non lo sei affatto, anzi... sei estremamente stupida... perché ti stai dando la zappa sui piedi da sola... perché basta che uno di questi ragazzini che tu hai umiliato e resi ladri salga al governo, abbia una qualsiasi posizione di potere... perché il *tuo* infinito potere termini improvvisamente.

Perché vedi cara RIAA... tu e i tuoi amici potete imbrogliare e mischiare le carte quanto volete... ma alla fine la verità salta fuori... alla fine la gente si renderà conto del furto che hai commesso assieme ai tuoi compari ai danni di tutti... e allora... da accusatore, inquisitore e giudice ti trasformerai in accusato... e quella sarà la tua fine... perché gli interessi degli anni di infamia che hai sputato in giro... saranno schiaccianti. E quando finalmente questo accadrà e la società si sveglierà dal torpore in cui è caduta e si renderà conto dei danni enormi che hai causato... la società tornerà ad essere un posto migliore. Un posto in cui è necessario *lavorare* per guadagnarsi il pane e non sarà più possibile guadagnare sul lavoro altrui e accusare ipocraticamente gli altri di furto. Il mondo, cara RIAA, sta già cambiando... oramai sono quasi tutti laureati e tutti in grado di capire queste problematiche... non siamo più contadinotti stupidi pronti ad accettare tutto quello che il padrone impone... sempre più la gente si rende conto dell'ingiustizia in cui l'hai cacciata tu e i tuoi compagni di merende, è solo questione di tempo cara RIAA... solo questione di tempo. Se sei saggia... usa questo tempo per fare dei passi indietro... dei *grandi* passi indietro... o per te sarà la fine.



Per tutti consiglio la lettura di questo libro che spiega tutte queste cose in ampio dettaglio (oltre 350 pagine) scaricabile liberamente da Internet all'indirizzo http://www.free-culture.cc/freecontent/ e acquistabile su Amazon.

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